IL MESTIERE DEL BURATTINAIO

 

Il mestiere del burattinaio è fatto di tanti mestieri, richiede una sapienza molteplice, sintesi di gestualità, recitazione, manualità, inventiva, resistenza fisica ecc.; tutte necessarie dal momento che il burattinaio deve realizzare il prodotto del suo lavoro praticamente dalla a alla zeta, e solo in minima parte facendo ricorso  ad aiuti esterni.

Molto poco di ciò di cui il burattinaio ha bisogno può essere reperito sul mercato: non certo i testi che devono scaturire dalla sua ispirazione (anche un fiaba famosa, per essere rappresentata dai burattini, deve essere riadattata completamente), non la baracca  che va costruita sulle misure del burattinaio, non i burattini che devono essere fatti per le sue mani, non le scenografie che devono essere dipinte per le  storie che lui ha ideato, non i costumi che, pure richiedendo una sapienza sartoriale, non possono essere certo commissionati ad un sarto.  Perfino l’impianto luci-sonoro, fatto di materiali facilmente reperibili nei negozi di elettrotecnica o di strumenti musicali, deve essere organizzato in maniera particolare, dovendo adattarsi  agli spazi ridotti  in cui lo spettacolo di burattini si svolge.

E così accade che il burattinaio debba essere di volta in volta: falegname, scultore, scrittore,  musicista, pittore, sarto, elettricista, tecnico del suono. La risultante di tutte queste attività, abilità, competenze, è lo spettacolo: una rappresentazione  teatrale, di varia durata (dai trenta ai novanta minuti) della quale il burattinaio è l’animatore insostituibile. Intanto deve dar voce ai suoi burattini: sia che lavori da solo, sia che ricorra all’apporto di aiutanti,  tutte le voci, in genere, appartengono a lui; egli quindi deve padroneggiare l’intero copione e, di volta in volta, esprimersi con voce maschile o femminile, da anziano e  da giovane, da mago e da stregone, da orientale, da diavolo, da drago, da orco ecc. Il tutto naturalmente facendo contemporaneamente agire sulla scena i personaggi principali della storia.

Ma il burattinaio deve anche saper improvvisare, ascoltare gli interventi degli spettatori e, quando è necessario, rispondere, ricorrendo alla battuta appropriata che strappa la risata e l’applauso. Eh sì, perché il burattinaio ha un rapporto immediato, diretto con il pubblico. Egli lavora praticamente a contatto con la prima fila degli spettatori. Solo una leggera parete di legno o di stoffa lo divide dalla platea: può quindi sentire i commenti del pubblico, le domande che i bambini rivolgono ai loro eroi, le battute pungenti degli spettatori più scaltriti, i suggerimenti su come affrontare un pericolo, una situazione inusitata, e di tutto deve tenere conto, a tutti deve rispondere perché è il burattino con la sua vitalità, che in quel momento lo forza ad intervenire.

Il rapporto del burattinaio con il pubblico è sempre stato basato su un contatto sincero, su una adesione immediata ai reali problemi della gente. Si spiega così  la presenza, nelle più diverse regioni del nostro paese, di burattini che rappresentano tipi locali, ed esprimono, attraverso un eloquio dialettale, i problemi reali delle persone. Problemi di cui  il burattinaio ha una conoscenza  puntuale, derivante  dalla osservazione attenta della vita di tutti i giorni. Il burattinaio infatti la gente e i luoghi li conosce perché il suo è un mestiere per natura girovago: è lui che va a cercarsi il  pubblico, nei paesi, nelle frazioni, nei cascinali più isolati,  facilitato in ciò dal fatto che non ha necessariamente bisogno di assistenti,  e che l’attrezzatura , la baracca, è facilmente trasportabile. Fino a qualche decennio fa, i burattinai si spostavano su un carretto di paese in paese, di piazza in piazza, nei giorni di festa, di fiera, di mercato. Si mangiava all’osteria e si dormiva nei fienili. E il pubblico era sempre numeroso: infatti prima che il cinema e la televisione mettessero in crisi i teatri  e le varie forme tradizionali di spettacolo, le rappresentazioni dei burattini erano l’ intrattenimento pubblico più seguito dal popolo, da spettatori di ogni ceto e di ogni età, se non altro perché il burattinaio poteva arrivare dappertutto, anche  là  dove non arrivavano nemmeno le più scalcinate compagnie di avanspettacolo.

Spesso il burattinaio si associava con altri “operatori” girovaghi:  artisti di strada, imbonitori, venditori ambulanti, cantastorie, cavadenti,  e il suo spettacolo  serviva come richiamo allo svolgimento di attività dal contenuto più “commerciale”.

Oggi poco è cambiato, e molto è cambiato; anche se gli spostamenti non si fanno più su un carretto, il mestiere del burattinaio rimane un mestiere girovago ma, comunque, rimane. Per fortuna cinema, televisione e computer non hanno fatto sparire i burattini: i burattini hanno una concretezza, una realtà che nessuno spettacolo mediato da uno schermo potrà mai avere. Certo non è più l’evento di una volta, capace di attirare un pubblico adulto, ma per i bambini rimane lo spettacolo preferito, ed è infatti ai bambini che lo spettacolo di burattini di oggi è quasi esclusivamente rivolto (però alle rappresentazioni si divertono moltissimo anche genitori, nonni e fratelli maggiori).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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