STORIA
DEI BURATTINI
L’origine dei
burattini è antichissima; risale infatti alle origini della
civiltà l’uso di costruire piccoli fantocci, rivestiti di abiti,
magari con parti snodabili (braccia, gambe, testa) che in
qualche modo vengono fatti muovere, in origine per gioco, poi
anche per dare vita a vere e proprie rappresentazioni. Gli
archeologi hanno trovato figurine di questo genere in Egitto, in
Grecia, a Roma. Numerose testimonianze attestano che spettacoli
di burattini o di marionette si svolgevano abitualmente in
pubblico nel mondo antico, e l’uso rimase certamente anche nei
secoli del medioevo quando, in seguito alle invasioni
barbariche, le forme più ufficiali di spettacolo (il teatro , i
giochi del circo e dell’anfiteatro ecc.) decaddero
completamente.
Nell’Europa
medievale giullari e saltimbanchi che animavano le corti feudali
e le piazze dei borghi ricorrevano anche al richiamo sicuro di
rappresentazioni fatte con burattini.
Una prova
certa di ciò ce la fornisce una miniatura riportata da un codice
medievale, risalente alla prima metà del Trecento, in cui
appare una tipica baracca di burattini con la parte alta a
forma di castello, la parte inferiore protetta da un telo e,
sulla scena, due personaggi, uno dei quali fornito di bastone!
Non mancano nella raffigurazione il pubblico ed un suonatore di
strumento a tastiera.
Cronache
medievali riferiscono di burattini impiegati anche nelle Sacre
Rappresentazioni e nei Misteri medievali, talvolta proprio
all’interno di chiese e cattedrali.
Però
l’origine degli spettacoli tradizionali di burattini si può far
meglio risalire alla seconda metà del Cinquecento, lo stesso
periodo in cui si hanno le prime manifestazioni della Commedia
dell’Arte.
Si impone, a
questo punto, una breve digressione sull’origine del termine
“burattino”. E’ opinione comune che esso derivi da “buratto”,
tessuto a maglia larga, molto resistente, grezzo, che viene
usato comunemente per setacciare la farina (abburattare) . Il
buratto sarebbe stato usato comunemente per realizzare la
struttura portante del burattino, cioè il lungo tubo di stoffa
che sorregge testa e mani del personaggio e che deve essere
cucito a misura del braccio del burattinaio. Sul quale tubo poi
si cuce il vero e proprio costume di scena. Il burattinaio sa
bene che se il costume può essere elegante e raffinato, la parte
sottostante deve essere resistentissima perché deve sopportare
tutti gli strapazzi cui il burattino è assoggettato nel corso
degli spettacoli (bastonate e colpi vari, senza contare gli
strattoni dei bambini che alla fine della rappresentazione,
vogliono stringere la mano ai loro beniamini o malmenare il
cattivo di turno).
Qualche
studioso ha anche ipotizzato la derivazione del termine dal
personaggio della Commedia dell’Arte chiamato appunto
“Burattino”, e che sarebbe stato ideato da un attore operante
sul finire del Cinquecento nella famosa compagnia dei “Comici
Gelosi”: divenuta famosa, la maschera avrebbe dato il nome ai
fantocci di legno.
In verità
sembra più plausibile l’ipotesi contraria: cioè quella di un
attore specializzatosi nell’imitare i movimenti di un burattino,
che avrebbe perciò chiamato Burattino il personaggio comico da
lui creato.
Interessante
è anche il collegamento fra burattini e Commedia dell’Arte: non
si può affermare con certezza che i burattini siano nati dalla
Commedia dell’Arte , e appare ancora più azzardata l’ipotesi
contraria. E’ invece probabile che, data per scontata l’origine
autonoma delle maschere nell’antichità (si sa che alcune
risalgono al teatro comico italico e romano), queste maschere
si siano affermate alla fine del medioevo , vista la grande
richiesta del pubblico, sia sui palcoscenici delle compagnie
dell’Arte, sia nelle baracche dei burattinai .
Nato dunque
alla metà del ‘500, il teatro dei burattini della nostra
tradizione conosce una straordinaria diffusione nel corso dei
secoli XVII e XVIII con burattinai girovaghi che operano sia in
Italia che in Europa. E’ il periodo in cui più forte è lo
scambio di tipi di maschere e di spettacoli tra teatro dei
burattini e teatro degli attori. Ad esempio il tema del
“Medico per forza”, prima di diventare “Le médecin malgré lui “
di Molière, si ritrova sia fra gli scenari della Commedia
dell’Arte sia fra i canovacci dei burattinai. Anzi, è accertato
che la conservazione di qualche scenario della Commedia
dell’Arte, dopo la riforma goldoniana e la decadenza del genere
nel secondo Settecento , è stata resa possibile proprio dalla
permanenza di questi “testi” nella tradizione burattinesca, che
ha avuto una durata ben maggiore: cosicché tutto un mondo di
farse popolari, di maschere e buffoni, non più praticato dalle
compagnie teatrali , ma a cui il pubblico, specie quello dei
piccoli paesi rimaneva affezionato, è rimasto a costituire il
repertorio dei burattini.
E così
arriviamo all’Ottocento, secolo nel quale i burattini conoscono
dappertutto una straordinaria fioritura. Sono centinaia le
baracche che spostandosi di continuo divertono pubblici sempre
numerosi formati da grandi (soprattutto) e piccini. Nelle
storie rappresentate si fa riferimento agli eventi più eclatanti
del Risorgimento o a fatti di cronaca nera di ampia risonanza:
Pulcinella, Gioppino ecc. recitano insieme a garibaldini,
malfattori, gendarmi austriaci, eroi risorgimentali.
Si
allestiscono sale fisse che ospitano spettacoli di burattini,
si fa ricorso a noti pittori per l’ideazione dei fondali, a
valenti scultori per l’intaglio delle teste di legno, I costumi
diventano elaborati, sfarzosi. Il numero degli spettacoli in
cartellone aumenta, come aumentano i burattini che il
burattinaio deve avere a disposizione: i più famosi burattinai
arrivano a possedere oltre un centinaio di burattini. Le
rappresentazioni si tengono tutti i giorni della settimana, in
locali fissi d’inverno, in giro nei vari paesi d’estate.
Nel Novecento
la storia dei burattini presenta due aspetti differenti. La
prima metà del secolo (fino alla fine degli anni ’60) vede un
rapido declino della fortuna dei burattini che devono subire la
concorrenza prima del cinema,poi della televisione: nuove forme
di intrattenimento, subito popolarissime, che facilmente possono
raggiungere qualsiasi località, dal costo contenuto per lo
spettatore e dal fortissimo impatto emotivo e realistico.
Lentamente i burattinai scompaiono, con loro i loro scenari, le
loro tecniche, le loro baracche. Scompare del tutto lo
spettacolo di burattini come intrattenimento per adulti. La
televisione arriva anche nelle campagne e nei posti più sperduti
dove non era arrivato il cinema. I burattini finiscono nei
negozi di antiquariato, nelle botteghe per turisti.
Poi alla fine
degli anni sessanta, come per miracolo, comincia a delinearsi
una nuova vita per lo spettacolo di burattini. Il rinnovamento
veloce ed anche, talvolta, drammatico della società e del
costume, porta a rivalutare forme immediate e concrete di
intrattenimento. Il teatro, anch’esso in crisi, viene
rivitalizzato dalla cosiddetta ”animazione”, forma aperta di
intervento spettacolare rivolta soprattutto ai bambini e ricca
di valenze educative e didattiche. Nella animazione pian piano
compaiono forme nuove e schematiche di “spettacolazione”
realizzata con fantocci di vario tipo (“figure” nuove, ricavate
da materiali diversi: cartapesta, gommapiuma,materiali riciclati
ecc.). Da qui, da parte degli operatori, quasi tutti giovani, un
interesse fortissimo per le forme originarie di questo tipo di
teatro, da recuperare cercando all’interno della tradizione. E
così, all’interno delle molteplici esperienze costituenti quel
fenomeno che comincia ad essere denominato ufficialmente “Teatro
di figura”, il burattino della tradizione acquista subito il
ruolo preminente che, giustamente, in tale rinascita gli compete
di diritto. Ritornano in giro baracche di antiche famiglie, con
burattini manovrati con nuovo entusiasmo dai giovani eredi;
altre compagnie sorgono un po’ dappertutto. In tutta Italia, ma
anche in varie parti d’Europa (specie in quella dell’est) si
assiste ad una fioritura di rassegne a carattere nazionale ed
internazionale che sanciscono il ritorno in grande stile di
burattini e marionette.
Oggi, agli
albori del XXI secolo si può essere ottimisti. Il Teatro dei
Burattini mostra una notevole vitalità.